The Immanence
The Immanence
Can philosophy help us fight post-truth? In an era saturated by clichéd images and emotionally manipulative journalism, we consume information without processing it critically. Our collective consciousness has become over-stimulated yet disoriented, reacting rather than thinking.
"Immanence" confronts this crisis by breaking down the visual language that sedates us. Drawing on Kierkegaard's concept of immanence—where authentic understanding emerges from direct, lived experience rather than abstract mediation—the project systematically deconstructs and reassembles photographic documentation of contemporary public participation: demonstrations, gatherings, collective actions that have transformed from class-based social symptoms into fragmented, emotionally-driven spectacles.
By fragmenting these standardized images of participation that flood our feeds, the work forces a disruption: the familiar becomes strange, the automatic becomes visible. The decomposition strips away the emotional shortcuts embedded in media clichés, creating space for genuine critical engagement. Through reassembly, new meanings emerge—not imposed by journalistic framing, but discovered through the viewer's own confrontation with the fragments.
This is not merely aesthetic experimentation. It's an attempt to re-seed critical consciousness in soil poisoned by information overload. If our awareness has been shaped by technology's relentless standardization, perhaps it can be reshaped by deliberately breaking that pattern.
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L'immanenza
La filosofia può aiutarci a combattere la post-verità? In un'epoca satura di immagini stereotipate e di giornalismo emotivamente manipolativo, consumiamo informazioni senza elaborarle in modo critico. La nostra coscienza collettiva è diventata eccessivamente stimolata ma disorientata, reagendo anziché pensare.
"Immanence" affronta questa crisi scomponendo il linguaggio visivo che ci seda. Basandosi sul concetto di immanenza di Kierkegaard —in cui la comprensione autentica emerge dall'esperienza diretta e vissuta piuttosto che dalla mediazione astratta—, il progetto decostruisce e riassembla sistematicamente la documentazione fotografica della partecipazione pubblica contemporanea: dimostrazioni, raduni, azioni collettive che si sono trasformate da sintomi sociali basati sulla classe in spettacoli frammentati e guidati dalle emozioni.
Frammentando queste immagini standardizzate di partecipazione che inondano i nostri feed, il lavoro impone una rottura: ciò che è familiare diventa strano, ciò che è automatico diventa visibile. Questa scomposizione elimina le scorciatoie emotive insite nei cliché mediatici, creando spazio per un autentico coinvolgimento critico. Attraverso il riassemblaggio emergono nuovi significati —non imposti dall'inquadramento giornalistico, ma scoperti attraverso il confronto dello spettatore con i frammenti.
Questa non è una mera sperimentazione estetica. È un tentativo di riseminare la coscienza critica in un terreno avvelenato dal sovraccarico di informazioni. Se la nostra consapevolezza è stata plasmata dall'incessante standardizzazione della tecnologia, forse può essere rimodellata rompendo deliberatamente questo schema.
The complete version is on-demand, a fanzina, installation version will come soon.